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Oro, per Goldman può arrivare a 4.900 dollari malgrado il tonfo. Cosa c’è dietro la corsa dei metalli (e delle miniere)

Corriere della sera economia

La corsa dell’oro non è finita, malgrado lo «stop & go» di metà ottobre che ha riportato le quotazioni appena sotto i record storici. Il record storico del prezzo dell’oro è stato recentemente aggiornato più volte, superando la soglia dei 4.250 dollari l’oncia appena prima la metà di ottobre. Poi una correzione brusca, attorno al 5%, che ha raffreddato le quotazioni. La corsa al rialzo è stata alimentata da fattori come le tensioni commerciali, l’incertezza politica ed economica, l’aumento degli acquisti da parte delle banche centrali e l’indebolimento del dollaro. Tutti fattori che continueranno verosimilmente a condizionare mercati e quotazioni anche nei prossimi mesi. 

L’impennata del prezzo di un bene che John Maynard Keynes definiva un «relitto barbarico» trascina con sé anche le quotazioni dell’argento che hanno sfondato il tetto dei 50 dollari l’oncia. Ma tutto il mondo dei metalli preziosi e semi preziosi è in movimento. I numeri sono impressionanti: per l’oro il rialzo da inizio anno è attorno al 50%, per l’argento del 60%, per il platino del 65% e per il rame, metallo industriale che in qualche modo risente delle dinamiche di prezzo dei metalli preziosi, l’incremento è del 14% per libbra (0,45 kg) a quota 5 dollari. 

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